Il nuovo spin-off/prequel del Trono di Spade, uscito in streaming a gennaio, abbandona le atmosfere fantasy per scegliere una narrazione più realistica e umana. E mette al centro la vita dei cavalieri come probabilmente è stata nel Medioevo, quello vero
Un particolare della locandina della nuova serie ambientata nell'universo dei Sette Regni
Genova – Per qualche istante la sigla di A Knight of the Seven Kingdom ricorda le origini della serie, accennando nella colonna sonora l’epico tema della sigla del Trono di Spade. Ma, a sorpresa, la prima puntata si apre con una delle più pragmatiche necessità dell’uomo, una di quelle fisiologiche. E’ questa la rappresentazione della provenienza del nuovo spin-off del mondo di Westeros (raccontato nei romanzi di George R. R. Martin) e anche del suo punto di arrivo: la saga del Trono di Spade effettua un cambio di passo e abbandona le atmosfere fantasy per calare lo spettatore in un’ambientazione medievale cupa e realistica, umana e fondata sui valori del coraggio, dell’amicizia e del riscatto sociale.
L'attore Peter Claffey, nei panni di Sir Duncan l'Alto e il suo piccolo e misterioso scudiero Egg (l'attore Dexter Sol Ansell)
Chi, della serie Il Trono di Spade, ha apprezzato gli elementi fantastici, non troverà nel suo prequel (A Knight of the Seven Kings, ambientato cento anni prima del Trono di Spade) draghi che sputano fuoco, misteriose uova o mostruosi Estranei che vivono al di là di altissime mura di ghiaccio. La scrittura di questo spin-off lavora per sottrazione, per mettere a fuoco i veri protagonisti della storia: la vita nell’epoca medievale e i temi dell’epica cavalleresca. A far paura, in questa serie, non sono mostri o strane creature, ma sono le ferite che possono infettarsi, una frattura scomposta dopo una giostra a cavallo, una cotta di maglia perforata e sanguinante. Oppure gli stenti di una civiltà ai primordi, e il semplice non avere da mangiare.






