Firenze, 10 mar. (askanews) – In un mondo nel quale l’attualità impone, in un numero sempre maggiore di fronti, “sfide rivoluzionarie nell’ordine internazionale e in quello economico, con evidenti riflessi sugli ambiti istituzionali” Sergio Mattarella richiama, per scongiurarla, un’intuizione profetica di Alexis de Tocqueville, quella che prevede “un futuro oscillante fra la libertà democratica e la tirannide cesarista”. Ecco, riflette il presidente della Repubblica, “non lasciamo che questo avvenga, che si realizzi una simile regressione”. L’occasione per citare il filosofo e giurista francese e per lanciare un avvertimento, che abbraccia per intero il mondo della politica, è per Mattarella il conferimento a Firenze della laurea honoris causa in “Politica, istituzioni, Mercato” della Scuola di scienze politiche “Cesare Alfieri”.
Nome di fama quello della “Cesare Alfieri” per la qualità degli studiosi che l’hanno animata – da Giovanni Spadolini a Paolo Barile, a Silvano Tosi, ad Antonio Cassese, primo presidente del Tribunale internazionale per i crimini nella ex Jugoslavia – a cui Mattarella guarda non solo e non tanto per ricordarne i meriti accademici, quanto per indicarne il contributo dato alla società, alla politica stessa. Perchè, ragiona Mattarella, “un contributo fondamentale a una convivenza più giusta e più libera deve vedere protagonista il mondo della cultura”. E’ sempre stato così, fin dall’inizio della storia della Repubblica, con quella Assemblea Costituente che “si giovò” del contributo di studiosi di “diverso orientamento”, che senza “pretendere di possedere verità assolute” riuscirono a trovare mediazioni utili, pur non rinunciando ai propri valori. Il punto è, osserva Mattarella, che “non esistono risposte semplici a problemi complessi”.













