Fermi sul marciapiede, scrutando lo smartphone tra le proprie mani alla ricerca di un segnale che non arriva. Senza capirne il motivo, trovare la strada tra il proprio hotel e il monumento o il ristorante più vicino sembra quasi impossibile. La freccia blu resta immobile, nessun percorso pedonale e nessun aiuto, se non qualche generica indicazione sui trasporti pubblici. Nessuna voce rassicurante, nessuna guida. Ingrandire lo schermo non serve a nulla. Solo una mappa incompleta e strade senza dettagli. Con la città, immensa e piena di luci, che improvvisamente sembra diventare un labirinto.

Fino adesso, molti turisti internazionali si sono trovati in questa situazione durante un viaggio in Corea del Sud. Sì, perché il Paese più glamour dell'Asia orientale, diventato una meta ambita in tutto il mondo anche grazie al soft power esercitato da K-Pop e K-Drama, non ha sin qui mai avuto in pieno funzionamento la bussola per eccellenza del terzo millennio: Google Maps. Ora, però, è finalmente arrivato l'anelato via libera, seppur condizionato.

Il rifiuto della Corea del Sud a Google Maps

Per quasi 20 anni, la Corea del Sud ha rappresentato un’eccezione nel panorama digitale globale: una delle economie più avanzate del mondo, uno dei Paesi Ocse con la più alta penetrazione di smartphone e con infrastrutture tecnologiche tra le migliori al mondo, ma allo stesso tempo un luogo in cui Google Maps non è mai stato del tutto accessibile.