Leggetele bene le frasi pronunciate ieri da uno dei «triumviri» iraniani, Masoud Pezeshkian, che ha trasmesso l’ordine di non attaccare più i paesi del Golfo, a meno - ha precisato - che da lì non giungano operazioni contro Teheran. Queste parole, così diverse e dimesse rispetto ai fiammeggianti proclami dei giorni precedenti, raccontano almeno due cose. La prima è l’evidenza di un regime alle corde, sfiancato militarmente e isolato diplomaticamente dopo soli otto giorni di guerra. E così, mentre Khamenei junior è sparito (ieri mattina, con doverosa prudenza, Il Tempo ha raccolto e proposto ai lettori le voci su una sua possibile eliminazione nel corso di un bombardamento israeliano: ieri pomeriggio la notizia è stata corretta nel senso di un suo ferimento, ma nulla può essere escluso), il suo sodale Pezeshkian è arrivato a scusarsi con gli altri paesi arabi: una clamorosa ammissione di debolezza.
Capezzone: il regime in Iran è alle corde, la sinistra e gli “esperti” anche
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