Nella notte tra venerdì 6 e sabato 7 marzo, l’Idf ha condotto un raid aerea in Libano, uccidendo 29 persone e ferendone decine, con un obiettivo preciso: trovare indizi e localizzare i resti di Ron Arad, pilota di caccia israeliano scomparso nel 1986. Un mistero che dura ormai quarant’anni.

Il raid è avvenuto nel villaggio di Nabi Sheet, area orientale del Paese vicino al confine siriano. Gli elicotteri delle forze israeliane sono atterrati nella valle di Bekaa. Dopo il fuoco aperto dai miliziani di Hezbollah, le truppe di Tel Aviv hanno risposto ritirandosi con la copertura aerea. Anche perché «nel luogo delle ricerche, non è stato trovato alcun indizio che riguardasse» Arad. L’esercito libanese ha poi riferito che tre soldati sono stati uccisi nel corso del bombardamento israeliano nel corso dell’operazione.

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Mentre l’Idf sostiene che non siano stati uccisi suoi soldati, Hezbollah ricostruisce la vicenda in un comunicato: intorno alle 22.30, i suoi agenti hanno avvistato quattro elicotteri israeliani infiltrarsi dalla Siria e far atterrare truppe nei pressi del triangolo dei villaggi Yahfoufa, al-Khariba e Maaraboun. La scoperta da parte dei miliziani ha intensificato lo scontro. Ne è scaturita una «cintura di fuoco» di circa 40 attacchi aerei israeliani come copertura per la ritirata dei soldati.