Saranno complessivamente 13.956 gli elettori chiamati alle urne per il voto parziale dell'8 e 9 marzo a Pescara dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha annullato l'esito del 2024. Si voterà in 23 sezioni su 170 totali, ovvero in quelle dove sono state rilevate violazioni "gravi e sostanziali" tra schede sparite, voti in più ed errori nella verbalizzazione delle schede.
Questo particolare appuntamento ripropone parzialmente il primo turno di voto: se l'attuale sindaco Carlo Masci non dovesse superare il 50% delle preferenze - sommando i voti delle 147 sezioni ritenute valide alle 23 dove si torna a votare - si andrà al turno di ballottaggio; qualora dovesse accadere questo, tutti i cittadini del capoluogo adriatico torneranno ad esprimere la loro preferenza i prossimi 22 e 23 marzo.
Il ritorno alle urne è dipeso dalla cosiddetta prova di resistenza, lo strumento giuridico con cui i giudici valutano se le irregolarità accertate hanno inciso sull'esito finale: a Pescara essendo esiguo il margine - 472 voti dopo il riconteggio - rispetto alla soglia necessaria per evitare il ballottaggio, non è stato possibile affermare "con un sufficiente grado di certezza" che l'annullamento delle operazioni nelle sezioni viziate sia "inidoneo a una modifica sostanziale del risultato".










