Dimenticate Vallettopoli. Allora, era il 2006, il pm John Henry Woodcock si muoveva spavaldo in procura a Potenza con gli investigatori della municipale al seguito, venerato e temuto da mezza Italia perché con la sua inchiesta aveva messo in galera il principe Vittorio Emanuele di Savoia e indagato per concussione sessuale, corruzione e spaccio una caterva di vip, personaggi dello spettacolo e dello sport, dirigenti Rai e imprenditori.
Un pm mediatico, Woodcock, per via dei fascicoli giudiziari che ha firmato, dal caso Corona, al Savoiagate alla P4, eppure allergico alle interviste e alle comparsate in tv. L’altra sera, però, la toga anglo-napoletana ha fatto un’eccezione per Piazza pulita su La7 dove il conduttore Corrado Formigli l’ha presentato come una specie di profeta Zaratustra della giustizia sperando forse, in una prestazione scoppiettante a favore del No.
In realtà, il pubblico ministero delle inchieste show stavolta ha fatto un mezzo flop. Dall’altra parte si è trovato il deputato azzurro Giorgio Mulé, il quale prima gli ha fatto notare di quando nel 2021 lo stesso Woodcock sul Fatto quotidiano diceva che «al pm piace vincere facile» ed era favorevole alla separazione delle carriere, mentre adesso è critico, poi gli ha snocciolato i numeri delle intercettazioni, quelli del risarcimento che lo Stato italiano ha dovuto pagare per l’ingiusta detenzione di Vittorio Emanuele (40mila euro) e alla fine l’ha inchiodato: «Ma lei si è mai interrogato sui disastri che avete combinato?».






