L'inviato di Sky News Arabic si è piazzato su un terrazzino in mezzo ai grattacieli di Tel Aviv, e quando suonano le sirene anziché correre nel rifugio più vicino impugna il microfono e trasmette in diretta le esplosioni.
Gli intercettori sparati dal complesso del ministero della Difesa colpiscono i missili lanciati dall'Iran, enormi boati scuotono la città, le deflagrazioni in cielo lasciano lunghe code di fumo. A terra cadono enormi frammenti incandescenti danneggiando e distruggendo. Dentro gli shelter si sente il sibilo dei vettori israeliani tirati a raffica, si contano i boom, ci si dice quanto sono vicini e intanto gli occhi restano incollati allo schermo del telefonino per guardare le immagini dell'emittente emiratina. E vedere che sta succedendo fuori, sopra la testa. Le tv israeliane non trasmettono quelle immagini, per via della censura militare in tempo di guerra che impedisce di fornire al nemico informazioni sui raid.
Tra un attacco e l'altro, mentre le scie di fumo degli ordigni abbattuti galleggiano ancora in cielo, all'aeroporto internazionale di Tel Aviv atterrano gli aerei civili che stanno riportando a casa i 100mila israeliani rimasti bloccati all'estero per la chiusura dello spazio aereo dal 28 febbraio.







