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6 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 18:48

“Ukrainian Gold Convoy“. Il “Convoglio d’oro ucraino”. Così l’hanno definito le autorità di Budapest dopo aver sequestrato, giovedì, due furgoni portavalori che trasportavano 40 milioni di dollari in contanti, 35 milioni di euro e 9 kg di oro. Le sette persone a bordo, 7 ucraini tra i quali un ex generale dell’intelligence di Kiev, sono state fermate. I veicoli appartengono alla Oschadbank, una delle più grandi istituzioni finanziarie statali dell’Ucraina, alla quale il prezioso carico era diretto, in arrivo da una sede austriaca della Raiffeisen Bank International. L’Amministrazione Nazionale delle Imposte e delle Dogane ungheresi ha aperto un procedimento penale per riciclaggio di denaro. Lo ha fatto il collaborazione con il Centro Antiterrorismo, agenzia di polizia controllata dal ministero dell’Interno, nella cui sede poche ore prima degli arresti si è recato in visita il premier Viktor Orban, a dimostrazione del rilievo politico della vicenda, ultima puntata di uno scontro che va avanti da tempo tra Budapest e Kiev sulla riapertura dell’oleodotto Druzhba.

“Due veicoli del servizio di riscossione di Oschadbank, accompagnati da 7 dipendenti del team di riscossione -. si legge in una nota di Oschadbank -, sono stati ingiustamente fermati in Ungheria mentre effettuavano un regolare trasporto di valuta estera e metalli bancari tra Raiffeisen Bank Austria e Oschadbank Ucraina”. La questione è talmente delicata che Oleksiy Shaban, vicepresidente della Banca Nazionale Ucraina, l’istituto di credito centrale, è volato nella capitale magiara per monitorarla di persona. “Chiediamo alle autorità ungheresi l’immediato rilascio dei cittadini ucraini e una spiegazione ufficiale dei motivi della loro detenzione”, ha fatto sapere la Nbu. “L’Ungheria prende ostaggi e ruba denaro”, ha attaccato il ministro degli Esteri Andriy Sybiga. “Questo si chiama terrorismo di Stato“, ha aggiunto invitando i suoi concittadini a evitare viaggi in Ungheria “data l’impossibilità di garantire la loro sicurezza a causa delle azioni arbitrarie delle autorità ungheresi”.