Una poltrona, un tavolino con una pianta, un fasciatoio. Una porta da chiudere, con appeso alla maniglia il cartellino “Non disturbare”. Ma, soprattutto, uno spazio dove lasciare fuori notifiche, like, scroll compulsivo, video, e-mail. Solo silenzio, per riordinare i pensieri: un riparo dal rumore di fondo e dagli stimoli incalzanti. L’università di Genova ha inaugurato le prime due “stanze della disconnessione”: sono al Dipartimento di Farmacia, una a Sturla in viale Cembrano, l’altra al San Martino. Il progetto è di aprirne altre due all’Albergo dei Poveri e una al campus di Savona. “Si tratta di spazi dedicati al benessere psicofisico e alla qualità della vita accademica – spiega la professoressa Anna Maria Pittaluga, direttrice del Dipartimento di Farmacia – dove ritagliarsi momenti di silenzio, concentrazione e pause rigenerative lontano dagli stimoli digitali. Una risposta concreta alla crescente esigenza di contrastare sovraccarico, stress e iperconnessione, sia da parte di studenti e studentesse che di chi insegna e fa ricerca. Qui si può allattare, pregare, prendere un farmaco, farsi un pianto liberatorio”.
Le nuove stanze sono state realizzate anche grazie al supporto del progetto Prisma, sigla che sta per “Promuovere risorse individuali e sociali nel mondo accademico”: un’iniziativa nazionale che coinvolge otto università italiane, tra cui l’ateneo genovese. L’obiettivo è potenziare il benessere psicologico della comunità studentesca attraverso ricerca, formazione, potenziamento del counseling e sensibilizzazione sui temi della salute mentale e dell’inclusione. Anche perché, rispetto agli effetti nefasti di una connessione compulsiva sul benessere psicologico, c’è sempre più consapevolezza.








