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Ultimo aggiornamento: 17:37
“Non si può continuare a rischiare la vita ogni giorno, sette giorni su sette e niente riposi, per due euro e cinquanta a consegna. Vogliamo un contratto vero“. Alla Camera dei deputati arriva la protesta dei rider, da giorni in mobilitazione insieme al sindacato Usb, per rivendicare l’assunzione di tutti i lavoratori, il riconoscimento della subordinazione e l’applicazione del contratto Ccnl Logistica, trasporto merci e spedizioni. Ovvero, “lo stesso inquadramento dei driver di Amazon, Gls, Brt, perché a uguale lavoro devono corrispondere stesse tutele, diritti e salario”, spiega Elena Lott, di Slang Usb.
Così, nel corso della conferenza “Emergenza rider, lavoro vero contratto vero!”, organizzata su iniziativa della deputata M5S Valentina Barzotti e moderata da Roberto Rotunno, giornalista del Fatto Quotidiano, a raccontare le proprie storie sono stati diversi lavoratori, come i rider Josè Antonio Gamboa Roca e Ilenia Berra. “Non chiediamo favori, ma dignità del lavoro“, spiegano, di fronte a salari da fame, scarsa sicurezza e diritti negati.
“I rider consegnano ogni giorno nel traffico delle grandi città, in condizioni climatiche avverse ed estreme, giorno e notte, con mezzi interamente a loro carico e senza adeguati dispositivi di protezione individuale. La bicicletta, lo scooter o la macchina usati per le consegne non sono un dettaglio: sono il primo strumento di protezione. Se il mezzo è precario, se la paga è bassa, se la manutenzione grava sul lavoratore, se la corsa contro il tempo per ottenere la consegna successiva diventa la regola, allora il rischio viene strutturalmente scaricato su chi lavora, mettendo a repentaglio la loro vita”, denuncia Usb.









