Il premier ha inoltre sottolineato che l'Islanda si trova in una "posizione completamente diversa" rispetto a quando ha presentato la domanda, nel 2009, e ha una posizione negoziale molto più forte. Il ministro Gunnarsdóttir ha affermato che se il referendum dovesse dare esito positivo, i colloqui potrebbero riprendere verso la fine dell'anno e si concentrerebbero principalmente sulle questioni più difficili relative alle risorse naturali. I leader islandesi hanno inoltre espresso preoccupazione per una possibile ingerenza straniera nel referendum. La maggioranza degli elettori è favorevole alla ripresa dei colloqui con Bruxelles. Secondo quanto riportato da Ruv, il sondaggio Gallup, condotto tra la fine di febbraio e l'inizio di marzo, ha rilevato che il 57% degli islandesi è favorevole alla ripresa dei colloqui, mentre poco più del 30% è contrario e il 12% è indeciso.