Roma, 6 mar. (askanews) – L’immigrazione si conferma termometro delle tensioni sociali e dei mutamenti culturali dell’Italia contemporanea. La sicurezza, l’identità nazionale, i diritti e le politiche di inclusione non costituiscono ambiti separati, ma parti intrecciate di un medesimo processo in cui le paure collettive convivono con esperienze quotidiane di prossimità e collaborazione. Proprio questa compresenza di chiusura e apertura, di riconoscimento e resistenza, suggerisce che il tema migratorio non possa essere ridotto a questione di ordine pubblico o a mero calcolo demografico: esso rappresenta lo spazio in cui si negoziano i confini materiali e simbolici della comunità nazionale, e dove si decide se l’Italia saprà trasformare la diversità in risorsa condivisa o continuerà a percepirla come frattura irrisolta”. Così nelle conclusioni dell’indagine dell’Eurispes ‘Immigrazione tra opinione e realtà’.
L’istituto di ricerca segnale che dall’inchiesta compiuta emerge “una tensione costante fra appartenenza e inclusione: la cittadinanza resta per una parte significativa della popolazione legata a sangue, discendenza e lunga permanenza, mentre un’altra parte la riconosce come legame civico e partecipativo fondato su nascita sul territorio, integrazione scolastica, lavoro e conoscenza della lingua. Questa polarizzazione si riflette nei diversi modelli di convivenza immaginati: uno che difende confini identitari stabili, l’altro che li ridefinisce in chiave più flessibile e interculturale”.






