Mentre l'iconografia punk-new wave al femminile offre un portfolio diversificato che ricomprende Patti Smith, Blondie, Siouxsie, Slits, Raincoats e Chrissie Hynde, sullo ska revival di fine anni 70 si va a bersaglio con un colpo solo: Belinda Magnus per l'anagrafe, adottata Pauline Vickers ma per tutti, e per sempre, Pauline Black. Leader dal ‘79 ad oggi dei Selecter, Pauline ha (ri)definito l’immagine della donna modernista, dove attitudine fa rima con stile. Aggiungete le prove attoriali, le istanze sociali delle quali si è sempre fatta portavoce, l’onorificenza di British Officer dell’Impero concessa da Elisabetta II e il suo profilo prende forma compiuta. Accompagnata dalla regista Jane Mingay, è ospite del Seeyousound in occasione della presentazione di “Pauline Black: A 2-Tone Story”, al Massimo, Sala 3 venerdì 6 marzo alle 20, imperdibile racconto dell’etichetta in bianco e nero e della sua front-woman.

Ms. Black, il film è la definitiva storicizzazione del fenomeno 2-Tone?

«Il film si ispira al mio libro “Black by Design” uscito nel 2011. Con Jane abbiamo ritenuto necessario contestualizzare la 2-Tone e raccontare, attraverso la mia esperienza personale di adozione, abuso, gender e perseveranza nel music business, come razzismo e sessismo permeassero la Gran Bretagna. Una sorta di prisma attraverso il quale osservare la questione razziale e i diritti delle donne dal post-bellico ad oggi».