«Oggi mi spaventa l’incomunicabilità, salutarsi con il sorriso ma non riconoscersi». È da questa dichiarazione pronunciata presentando l’album “L’OraZero” che prende forma il ritorno torinese di Renato Zero, atteso all’Inalpi Arena (Corso Sebastopoli 123) sabato 7 e domenica 8 marzo alle 21 per le due tappe piemontesi del nuovo tour omonimo del disco, articolato in dieci città.

Nato come risposta a un tempo percepito fragile e aggressivo, “L’OraZero” «attraversa tutta l’umanità», dice l’artista, raccontando di essersi accorto, scrivendo i diciannove brani, quanto «ognuno di noi stia combattendo una guerra interiore» e che spesso «il nostro nemico siamo noi stessi». Ai microfoni di Radio Italia ha poi usato un’immagine diretta, sostenendo che l’album serve come un «armadietto del pronto soccorso, dove attingere per curare una ferita», aggiungendo che, per una volta, il primo sorso l’ha voluto «mandare giù lui stesso». Nasce così un album che è anche esercizio di esorcismo personale davanti a guerre, conflitti e smarrimenti collettivi, dove la musica resta «il migliore collante» per unire differenze generazionali e culturali e dove il pubblico che canta insieme «non è mai stonato».

Ospite a Che tempo che fa, parlando del brano “Pace”, Zero ha poi chiarito l’origine emotiva del progetto. «Ho cominciato a buttare giù idee aderenti allo stato d’animo di un abitante del pianeta che vede sgretolarsi le promesse del futuro», sottolineando quanto ogni mattina tutti dovrebbero fare «un esame del tempo» provando a riaprire «un dialogo ragionato con la pace». E a proposito di quest’ultima, Zero specifica che non si tratta di quella astratta, bensì quella quotidiana che parte dal basso, dalla vita di condominio.