Vannacci, il guasta-destra. Il decreto sicurezza? «Insufficiente». Il blindato militare a Termini voluto da Meloni? Mossa «inutile». Di più, comica. Suscita «ilarità». Come l’avventura di Crosetto a Dubai. E ancora: il fermo preventivo? «E dove mettiamo i fermati?». Problema non morale, ma immobiliare. I rimpatri? «Siamo il fanalino di coda». La cauzione per le manifestazioni voluta dalla Lega? «Così protestano solo i pariolini».
Alle tre di pomeriggio, il generale scissionista del Carroccio raduna un po’ di truppe (e una frotta di cronisti e cameraman) in un albergone del centro, l’hotel Artemide. «La sala della Camera non ce l’hanno data: erano tutte prenotate, anche se in realtà sono rimaste vuote», punge Rossano Sasso, ex salviniano ora deputato-colonnello dei vannacciani di stanza a Montecitorio. Accanto, ecco gli altri due eletti convertiti a Futuro nazionale, Ziello e Pozzolo.
Davanti ai suoi «futuristi», l’ex vicesegretario leghista presenta un «pacchetto sicurezza», versione ultra-destra. Titolo: «Tolleranza zero», alla Rudy Giuliani. Una batteria di emendamenti destinati, con ogni probabilità, alla nobile arte dell’impallinamento parlamentare: stanno su un decreto che parte dal Senato e lui, per ora, senatori non ne ha. «In futuro vedremo». La conferenza serve però a dire che la destra vera è qui, sotto le sue mostrine; non altrove, non a Palazzo Chigi, non al Mit.






