Chi ha visto i film di Sherlock Holmes di Guy Ritchie con Robert Downey jr e Jude Law dovrebbe sapere cosa aspettarsi dalla serie Young Sherlock, che si ispira liberamente al personaggio del geniale detective dei romanzi di Sir Arthur Conan Doyle e ha in comune lo stesso regista. Ma… non proprio. Se il modello originale dell’austero e aquilino investigatore britannico portato sullo schermo da Basil Rathbone non è più da tempo riprodotto fedelmente al cinema e in tv, le sue rivisitazioni spopolano: dallo psicopatico annoiato di Sherlock al punk tatuato di Elementary passando per l’ipercinetico genio dei film degli Anni Dieci a quello superbello e nerboruto di Enola Holmes. Curiosamente, il giovane Sherlock di Ritchie non è un prequel dei film con Robert Downey jr, è piuttosto una origin story del villain James Moriarty nel quale il protagonista eponimo è un giovane ribelle, troppo brillante per sentirsi a suo agio nel mondo e traumatizzato da una famiglia mostruosamente disfunzionale. Lo Sherlock diciannovenne creato da Matthew Parkhill e interpretato da Hero Fiennes Tiffin è una scavezzacollo curioso (il suo interprete lo definisce “curioso come un gatto”) con un trauma infantile che il “caro fratello” Mycroft (Max Irons) protegge da sé stesso e cava dai guai. Per “farlo maturare”, lo impiega come factotum a Oxford, dove il ragazzo colpisce con la sua cultura e il suo acume James Moriarty, sua futura nemesi.