Un missile balistico iraniano in direzione della Turchia ed una nave affondata da un sottomarino Usa con almeno 80 morti. Imperversa la guerra in Iran. Il generale Marcello Bellacicco, che ha maturato molteplici esperienze operative in Italia e all'estero, partecipando a missioni Onu e Nato, in Mozambico, Angola, Rwanda, Balcani e Afghanistan analizza il quadro attuale e le capacità di resistenza militare di Teheran.

Generale un missile lanciato contro la Turchia è stato intercettato dalla Nato. C’è rischio di un’escalation che coinvolga l’Alleanza Atlantica?

«La Turchia è stata tra le Nazioni che hanno condannato l'attacco di Usa e Israele all'Iran, per cui potrebbe sembrare veramente strano un missile di Teheran direttamente allo Stato turco, perché andrebbe contro gli interessi iraniani. Inoltre, bisogna ricordare che fu proprio il presidente Erdogan, nell'ambito dell'incontro dell'Organizzazione della Cooperazione Islamica dello scorso anno a Istanbul, a pronunciare un infuocato discorso contro Israele, appellandosi addirittura all'unità del mondo islamico, superando le divisioni tra Sciiti e Sunniti. Tutto questo farebbe pensare che il missile, peraltro intercettato sul Mediterraneo da assetti della Nato, potesse essere diretto contro una delle basi americane presenti sul territorio turco. Tra queste, c’è anche quella di Incirlik, che ha un deposito di testate nucleari. Per quanto riguarda il coinvolgimento della Nato, è d'obbligo rammentare che dovrebbe essere la Turchia a chiedere l'attivazione di uno tra gli articoli 4 (percezione di minaccia) e 5 (attacco subito). Tuttavia, la reazione di Ankara, che si è affrettata a chiarire che è perfettamente in grado di difendersi autonomamente, lascia presupporre che non intenda perseguire la via dell'Alleanza, quasi che voglia lanciare il messaggio di voler discriminare tra un attacco ad una struttura degli Usa, che sono in guerra con l'Iran ed uno diretto esplicitamente alla Turchia. Quindi, non credo che un'eventuale escalation verso la Nato, perlomeno per ora, possa arrivare proprio dalla richiesta del suo unico membro islamico».