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Dalla segretaria del Pd a Tomaso Montanari: i progressisti nostrani utilizzano lo scontro con Trump per riportare alla luce il premier spagnolo, reduce da un periodo assai complicato in patria
La presa di posizione pubblica ufficiale assunta da Pedro Sanchez contro Donald Trump e la guerra in Iran ha consentito al premier spagnolo di riemergere dalle tenebre politiche e mediatiche dentro le quali era piombato negli ultimi mesi a seguito dell’esplosione degli scandali sessuali e di corruzione che ha coinvolto direttamente collaboratori a lui vicini. “Siamo contrari a questo disastro”, ha dichiarato Sanchez in risposta al presidente degli Stati d’America, sostenendo che questa posizione sia condivisa da “molti governi e da milioni di cittadini e cittadine che, in Europa, in Nordamerica e in Medio Oriente, non vogliono altre guerre e altro caos”. Una frase che è bastata perché gli esponenti politici progressisti nostrani per tornare a ri-innamorarsi di lui e a puntarci come nuovo “leader” di una sinistra europea.






