Le Borse asiatiche restano nella tempesta mentre aumentano timori per gli effetti della guerra in Medio Oriente. Per il terzo giorno consecutivo gli indici azionari hanno subito forti cali, con l'Msci Asia Pacific che lascia sul terreno il 4,5%. Crolla Seul (-12%). Tonfo per Tokyo (-3,6%). Sul fronte valutario lo yen si indebolisce sul dollaro, a 157,30, ed è stabile sull'euro a 182,70. Pesanti Hong Kong (-2,6%), Shanghai (-1,08%), Shenzhen (-0,65%) e Mumbai (-1,8%).
Tentativi di recupero invece sulle Borse europee, dopo i forti cali delle sedute precedenti. Gli indici continentali, partiti in modesto rialzo, hanno poi rallentato il passo e viaggiano attorno alla parità (Milano +0,1%, Parigi +0,2%, Francoforte +0,36%, Amsterdam +0,57%, Madrid -0,33% e Londra +0,2%), ma resta alta la tensione dopo che l'Iran ha intensificato gli attacchi missilistici e con droni nella regione e Israele ha colpito obiettivi in Libano. Inoltre, l'aumento dei prezzi dell'energia (Wti +2,51% a 76,43 dollari al barile, Brent +2,5% a 83,57 e gas naturale +3,7% a 56,29 euro al megawattora) minaccia di riaccendere l'inflazione e di far deragliare un'economia europea che sta solo ora ritrovando il suo equilibrio dopo la crisi scatenata dall'invasione russa dell'Ucraina nel 2022. «Ci troviamo potenzialmente all'inizio di un'altra crisi energetica, questo è un campanello d'allarme per tutti», dicono gli analisti di Bruegel. In questo contesto, per gli esperti di Mufg Bank, «un eventuale ampliamento del conflitto che coinvolge Israele, Iran e Stati Uniti continua a pesare sul sulla propensione al rischio globale, mantenendo i mercati in modalità risk-off». Sul fronte macroeconomico, i riflettori saranno puntati su una serie di dati macro (in Europa gli indici sul settore servizi, negli Stati Uniti i dati Adp sul lavoro).









