VENEZIA - Il mondo del basket piange Gabriele Vianello, per tutti l’indimenticabile “Nane”. Si è spento ieri, all’età di 87 anni, un’icona della pallacanestro italiana che ha legato la propria carriera e vita cestistica all’amata Reyer, all’Olimpia Milano, Varese, Bologna e alla nazionale italiana. Una fetta di storia della palla a spicchi che ha inanellato successi, nel 2011 inserito – primo veneziano come egli stesso ci teneva a sottolineare – nell’«Italia Basket Hall of Fame». Nato il 6 maggio 1938, Gabriele Vianello è stato un precursore della pallacanestro “moderna”, un’ala mancina dal tiro letale in sospensione, un atleta e realizzatore a tutto tondo di 193 centimetri che, con la maglia numero 6, è stato equiparabile a un “top player” per personalità, carisma, qualità tecniche e talento (in Serie A nel 1962 mise a segno 67 punti contro Treviso).
Cresciuto cestisticamente nel settore giovanile della Reyer, Nane ha iniziato a calcare i parquet dei “grandi” con la sua Venezia nella stagione 1956-1957 per poi lasciare subito la laguna attirando le attenzioni della MotoMorini Bologna, dove rimase un biennio, approdando poi alla Pallacanestro Varese vincendo il primo dei suoi cinque scudetti nel 1961. La classe e il talento di Vianello avevano ammaliato l’Olimpia Milano che fece di tutto per portarlo in biancorosso e, dopo una travagliata trattativa che vide mettersi di mezzo il patron dell’Ignis Varese Giovanni Borghi per nulla intenzionato a lasciar partire la propria stella, l’approdo si concretizzò nell’estate del 1962. E l’arrivo alla corte di coach Cesare Rubini fece le fortune tanto di Nane quanto delle “scarpette rosse”: nel quinquennio 1962-1967 arrivarono quattro scudetti (1963, 1965, 1966, 1967) e la Coppa dei Campioni 1965-1966 – la prima vinta da una squadra italiana – nella quale il veneziano risultò decisivo: 40 i punti messi a segno in semifinale contro il Real Madrid, 21 in finale con lo Slavia Praga. Poi il richiamo di casa e il ritorno nella sua Reyer dove giocò un altro quinquennio dal 1967 al 1972 prima con Giulio Geroli e poi con Tonino Zorzi, suo compagno e “gemello” offensivo a Varese. Nel 1972, all’età di 34 anni, il ritiro nell’anno del centenario della sua Reyer che, fino a qualche stagione fa, ha sempre seguito seduto in prima fila in parterre.






