Milano, 3 mar. (askanews) – Con un +2000% di crescita su Spotify, le Bambole di Pezza si confermano la vera rivelazione di questo Festival. Entrate in gara da outsider, la band milanese ha chiuso con un sorprendente 13° posto tra i 30 Big, superando colleghi più quotati e consolidando un percorso di successo digitale e mediatico.
Un risultato che premia un Festival costruito sera dopo sera all’Ariston tra energia rock e identità forte, capace di conquistare pubblico e addetti ai lavori. Consensi trasversali: dall’entusiasmo di Renzo Arbore all’apprezzamento di Fiorello, fino al riconoscimento del cardinale Gianfranco Ravasi, che parlando della musica pop come fenomeno culturale ha citato la strofa Adesso sono io a dirti che ho bisogno, a dirti che in questo posto sembra tutto una follia , evidenziandone la forza espressiva.
Nuove sex symbol della scena italiana, ma lontane dagli stereotipi: le Bambole di Pezza incarnano un’immagine potente e sensuale che resta però radicata in un’idea di vicinanza e complicità con le donne: forza, fragilità, rabbia e ironia convivono senza costruzioni artificiali.
A guidare questa energia c’è Cleo, frontwoman dalla personalità trasversale e sorprendente. Se sul palco dell’Ariston ha portato un rock compatto e identitario, al DopoFestival ha spiazzato tutti cantando jazz con naturalezza e tecnica, confermando una versatilità che supera le etichette. Nella serata delle cover, la band ha osato un mash-up visionario tra i Led Zeppelin e la sigla cult di Occhi di gatto, omaggiando l’immaginario pop anni ’80 insieme a Cristina D’Avena. E nella serata finale l’abito con la scritta “Give Peace a Chance” (“Diamo una possibilità alla pace”), ha portato un messaggio di unità e speranza in linea con il testo del loro brano Resta con me e la richiesta di restare insieme in questi tempi di odio.















