Grazie al lavoro che prima di me hanno svolto Marco Boglione e Giorgio Fossati, quando nel 2006 sono diventato presidente della Film Commission Piemontese, la stessa era già considerata come la migliore tra quelle che operavano sul piano nazionale. Ricordo distintamente quanto mi disse l’assessore Gianni Oliva: «Bisogna svilupparla ancora di più». E ricordo anche la prima telefonata ricevuta, quella dell’ex-assessore Giampiero Leo: «Dimostra che sei la persona giusta». Due riconoscimenti da due diverse parti politiche: per me, quello è stato il segnale che la Film Commission, di cui ricorrono i 25 anni dalla fondazione, era così importante anche perché nasceva bipartisan, e come tale avrebbe dovuto restare.

La rinascita del cinema a Torino

Che cosa ho fatto subito? Ho coinvolto le persone che stimavo. A Torino ho chiamato Paolo Manera e con lui abbiamo messo le basi per un grande intervento sul documentario. Poi a Roma ho telefonato a Giuliano Montaldo, convincendolo da subito a girare qui da noi I demoni di San Pietroburgo e L’industriale, entrambi con Carolina Crescentini: bravissima, bellissima e innamorata dei ristoranti in cui la portavo (soltanto di quelli, ahimè!). Subito dopo ho chiamato Luciano Sovena che era amministratore delegato di Cinecittà, e con lui abbiamo convinto Dario Argento a tornare a Torino e Marco Bellocchio a girare tutte le scene ambientate a Milano di Vincere!. Poi ho chiesto a Nicola Giuliano e a Paolo Sorrentino cosa ne pensavano di girare qui da noi il loro film su Andreotti, Il Divo, e fui molto contento quando il film fu selezionato a Cannes e Toni Servillo vinse la Palma d’oro. Anche Mario Martone fu molto contento di venire da noi per Noi credevamo, la sua originale e bellissima rilettura del Risorgimento, mentre Marco Tullio Giordana mi portò Monica Bellucci e Luca Zingaretti per Sanguepazzo, anch’esso poi in cartellone a Cannes.