C’è la morte degli operai. E c’è l’agonia dell’ex Ilva. Per rispetto verso chi lavora nell’acciaieria e verso chi gestisce uno dei dossier più complicati e drammatici della storia italiana, occorre ripartire, con razionalità e misura, dai numeri e dagli elementi certi. La decisione della scorsa settimana del tribunale di Milano, che ha riattivato l’ipoteca giudiziaria per una rapida chiusura del ciclo integrale, ha fatto chiedere a Flacks uno scudo penale ulteriore rispetto a quello cancellato dal governo Cinque Stelle-Lega guidato da Giuseppe Conte (con Luigi Di Maio artefice tecnico dell’iniziativa) e già ripristinato dal governo di Giorgia Meloni. Proprio la decisione del tribunale di Milano ha contribuito a chiarire la evidente gracilità di Flacks, investitore a cui per lungo tempo ha guardato con convinzione, a differenza del resto del governo e perfino di una parte delle strutture del vecchio ministero dell’industria, il titolare del dicastero Adolfo Urso. La gara non è stata annullata dai commissari. Ma che Flacks rimanga o abbandoni il campo, ci sono nodi strutturali che – nella tempesta perfetta delle sentenze dei tribunali e delle morti sul lavoro - rimangono.

La bomba dei crediti