"Il Provinciale va a piedi per poter raccontare i luoghi più belli del mondo, ma soprattutto la gente più bella del mondo, quella della provincia".

E lo fa "faticando", perché "senza fatica non si gode della meraviglia".

Federico Quaranta racconta così la nuova edizione de 'Il Provinciale', appunto, in arrivo domani, 2 marzo, dal lunedì al venerdì dalle 20.10 su Rai 3. Si partirà con due settimane, quindi fino al 13 marzo, per poi ritornare in primavera con altre venti puntate. Il posizionamento in access time è inedito per questo programma. "La collocazione è molto importante - spiega Quaranta - perché è contro tanti telegiornali e noi portiamo la cultura, il racconto del territorio dal punto di vista antropologico, filosofico, artistico", facendolo "con grandissimo orgoglio". Queste due prime settimane equivarranno a due viaggi. Il primo sarà dedicato al Cantico delle Creature, a 800 anni dalla morte di San Francesco d'Assisi. Partendo dal santuario della Verna, nella provincia di Arezzo, dove il Santo ha ricevuto le stigmate, attraversando poi l'Umbria, tra Gubbio, Assisi e Spoleto, Federico Quaranta segue un percorso tematico che affronta temi come scienza, natura, fede, arte, incontrando e dialogando con attori, teologi, pellegrini, pastori, astronomi. Tra gli ospiti della prima settimana ci sono il giornalista Aldo Cazzullo e l'attore Mirko Frezza. Con Cazzullo "è stato uno scambio - afferma il conduttore -. Lui fa una bellissima trasmissione e racconta il territorio, la storia, e lo fa molto molto bene. Ma la sua trasmissione ha preso spunto dal Provinciale e, quindi, averlo è stato davvero bello. E poi ha scritto un libro meraviglioso su San Francesco d'Assisi, non potevamo non dargli lo spazio necessario per impreziosire il nostro già importante racconto". Quanto a "Mirko Frezza, è stato un incontro sensazionale perché ho trovato un amico, un uomo meraviglioso che ha vissuto la redenzione di Francesco: è uno che faceva una vita complicata, difficile, ardita, e poi a un certo punto nel mezzo del cammino ha capito che doveva uscire da quella selva oscura e affrontare un altro viaggio". La seconda settimana, invece, 'Il Provinciale' raggiungerà il Carso triestino, zona di confine che, nel corso del Novecento, è stata scenario di guerre e tragedie di cui ancora oggi è possibile riconoscere le ferite. "Il Provinciale non è un racconto di territorio come quelli che si vedono sempre durante il day time, che poi sono fatti anche molto bene - sostiene il conduttore -. Non facciamo cartolinismo. È completamente diverso, va a fondo nelle cose, è un racconto antropologico, culturale. Noi non cerchiamo cartoline, ma storie che ci portano poi ad attraversare un territorio. Come quella dei soldati mandati a centinaia di migliaia a morire sul Carso triestino durante la Prima guerra mondiale. E, poi, abbiamo provato a raccontare la verità sulle foibe, un tema dibattuto e controverso". "In questo periodo si parla di guerra come se parlassimo di noccioline, si fa propaganda, si aizzano le masse, ma è già tutto successo, scritto, avvenuto - conclude -. Se uno sapesse guardare anche a poco tempo prima, sapendo leggere gli avvenimenti, probabilmente farebbe una riflessione un po' più profonda e cercherebbe di evitare l'abisso".