Due facce della stessa Teheran. Una festeggia, l'altra piange. Due Iran opposti, inconciliabili, sono esplosi nelle ore successive all’annuncio dell’uccisione dell’ayatollah Ali Khamenei. Se nelle piazze di alcune città migliaia di persone hanno ballato, urlato e acceso fuochi d’artificio, negli studi della televisione di Stato, invece, un conduttore in lacrime interrompeva la diretta incapace di trattenere la disperazione. È questa l’istantanea più emblematica di un Paese spaccato dopo trentasei anni di dittatura della Guida Suprema. Video diffusi sui social e rilanciati dai media internazionali mostrano folle radunate soprattutto nei quartieri periferici di Teheran, Mashhad e Shiraz. Giovani, famiglie intere, donne senza velo che inneggiano cori e slogan contro il regime. La ragione che li spinge a festeggiare la morte di Khamenei ha origini non troppo lontane nel tempo. Per i parenti e gli amici delle vittime della repressione che - tra il 9 e il 12 gennaio 2026 - soffocò nel sangue le proteste popolari scoppiate contro la crisi economica e l’autoritarismo del sistema, il ricordo è ancora vivido. Stampato nella memoria.
Iran diviso in due: festa e lutto dopo la morte dell'Ayatollah Khamenei
Due facce della stessa Teheran. Una festeggia, l'altra piange. Due Iran opposti, inconciliabili, sono esplosi nelle ore successive all’annun...











