Si può leggere Lolita a Teheran, ma si può anche danzare Puccini in Kazakistan. Come in un sogno esotico e lirico nel mezzo della steppa dell'Asia Centrale, in uno degli angoli più strani e inaspettati del globo - Almaty, la Milano di questo gigante dell'Asia Centrale - ho visto in scena uno dei pezzi più vibranti della Torino culturale, il Teatro blu cinQue/Cirko Vertigo di Paolo Stratta, nel bellissimo Puccini Dance Circus Opera. La regia e la scrittura sono firmate da Caterina Mochi Sismondi, che ha costruito un impianto drammaturgico incentrato sulle figure femminili melodrammatiche pucciniane - Mimì, Tosca, Madama Butterfly, Turandot - restituite come «vere presenze», attraversate da tensioni, cadute e slanci. In realtà nelle opere del genio toscano le donne, immortali e seduttive, tormentate e tenere, terribili e inquiete, energiche e fragili, fanno sempre la stessa fine - una sorta di buco nero, che i gesti e le parole vogliono trasformare in un cono di luce bianca, una sorta di resurrezione sul trapezio.

Circo, musica e teatro insieme

Caratteristica peculiare del lavoro di Stratta e Mochi Simondi, infatti, è l'ibridazione dei linguaggi circensi con i ben più abituali dialoghi tra teatro e danza, musica e racconto dei corpi, in un cast che vede solo due uomini calcare il palcoscenico. È difficile non ammirare la forza delle braccia di queste straordinarie artiste del corpo nel tempo. Ascese velocissime e segnali di vita lunghi come le corde che le sospendono, tirandole su per i capelli - ci vogliono tre anni di allenamento fisico per non farsi saltare il cranio, quando vieni issato senza nessun altro appiglio - librandole nell'aria in cui regnano le note cinematiche di Puccini. Tutt'intorno a noi, nessun posto libero, e anche questo fa piacere, ed è il risultato di un lavoro congiunto di varie istituzioni italiane, locali, e internazionali. L'iniziativa è stata ideata e prodotta dall'Istituto Italiano di Cultura di Almaty, diretto dal direttore Edoardo Crisafulli, con il sostegno dell'Ambasciatore Antonello De Riu, che ha voluto il progetto come esempio plastico di diplomazia culturale, inserito nel novero delle celebrazioni per il centenario di Giacomo Puccini, trasformando l'omaggio al Maestro in un gesto vivo e pensato.