PONTE DI PIAVE (TREVISO) - Originario di Ponte di Piave, viveva e lavorava in Venezuela da ormai 60 anni. Ma in seguito all'ultima crisi politica e a un'intervista indigesta al regime, ha dovuto fare in fretta e furia le valigie per tornare in Italia. Per evitare una detenzione immediata per chissà quanto tempo. «Quello che ho detto mi è costato caro».

Con queste parole, Paolo Girotto, 81 anni, imprenditore del settore caseario, originario di Ponte di Piave e residente a Caracas da quasi sei decenni, racconta il motivo che, a suo avviso, ha causato la cancellazione della sua residenza in Venezuela: una presa di posizione pubblica sullo stato politico del Paese, espressa in un’intervista nei giorni in cui la situazione interna era al centro dell’attenzione internazionale.

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In quell’occasione, ha detto apertamente di sperare in un futuro di democrazia dopo anni di regime autoritario, giudizio che lo ha messo in una posizione scomoda con le autorità locali e che — secondo lui — ha accostato la sua residenza alle accuse di “attività non gradite”. La comunicazione ufficiale che ha ricevuto via e-mail dalla Direzione Immigrazione del “Gobierno Bolivariano de Venezuela” informava che la sua pratica era stata respinta e che la residenza era stata «cancellata per richiesta personale».