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25 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 8:37
Un’altra bufera giudiziaria sulla sanità napoletana, anche se completamente diversa dal caso del piccolo Domenico Caliendo, morto a 2 anni e 4 mesi, dopo l’impianto di un cuore danneggiato all’ospedale Monaldi. Per l’Antimafia di Napoli c’erano le mani del clan Contini sull’ospedale San Giovanni Bosco. Una morsa composta di un sistema radicato di favori, estorsioni, truffe e complicità interne che avrebbe trasformato una struttura sanitaria pubblica in un centro di interessi illeciti al servizio dell’organizzazione camorristica. È il quadro che emerge dall’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli e culminata nell’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di quattro persone, tra cui un ‘avvocato. Mentre trai 76 indagati ci sono un ex poliziotto, medici e un ispettore Inps.
Il provvedimento, emesso dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Dda, è stato eseguito dai militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza e del Nucleo Investigativo del Comando provinciale dei Carabinieri di Napoli. Tre gli indagati già raggiunti dalla misura, mentre per un quarto le operazioni risultano ancora in corso. Gli arrestati sono ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso aggravata, corruzione, falsa testimonianza, false dichiarazioni all’autorità giudiziaria, falsità ideologica in atti pubblici, trasferimento fraudolento di valori, accesso abusivo a sistemi informatici, tentata estorsione, estorsione, usura, riciclaggio e autoriciclaggio. Un ventaglio di contestazioni che, secondo gli inquirenti, fotografa un sistema articolato e stabile di infiltrazione criminale.










