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Per polizia e carabinieri paga lo Stato. E piovono richieste dai delinquenti

Le richieste di risarcimento allo Stato arrivano anche a essere milionarie. I processi civili lunghissimi con battaglie legali costose ed estenuanti. È l'altra faccia degli scontri a fuoco che vedono coinvolte le forze dell'ordine nel contrasto alla criminalità, ma anche i vigilantes mentre sono in servizio, oltre che gli stessi privati cittadini che con regolare possesso di porto d'armi reagiscono a furti e rapine, e che in caso di condanna rispondono di tasca propria. Lo Stato invece, in quanto datore di lavoro dei militari, risponde per gli "eccessi colposi" dei suoi agenti alla sbarra.

Sta raggiungendo le centinaia di migliaia di euro la colletta per sostenere il carabiniere condannato qualche settimana fa dal Tribunale di Roma a tre anni, una pena più alta di quella che chiedevano i pm. Nel settembre del 2020 aveva ucciso con un colpo di pistola un siriano di 56 anni, durante un intervento per sventare un furto. L'uomo avrebbe ignorato l'alt imposto dai carabinieri e avrebbe reagito colpendo l'altro militare al busto con un cacciavite. Il carabiniere a quel punto ha deciso di sparare. Con la condanna, seppur in primo grado, si apre anche il braccio di ferro per il risarcimento che verrà chiesto dalla famiglia della vittima. Il carabiniere è stato per ora condannato al pagamento di provvisionali risarcitorie ai parenti del siriano per circa 125mila euro. Ma è solo l'inizio. "Il collega del nostro assistito è un miracolo che sia vivo per le ferite inferte con il cacciavite. Faremo appello", annunciano i suoi legali.