Emergono nuovi e inquietanti dettagli sull'operato di Carmelo Cinturrino, il poliziotto arrestato per l'omicidio volontario di Abderrahim Mansouri a Rogoredo. A parlare, durante il recente interrogatorio al pubblico ministero di Milano Giovanni Tarzia, è un collega dell'agente. Sentito come indagato per favoreggiamento e omissione di soccorso, l'uomo rivela: "Non mi ispirava fiducia, ho sempre chiesto di non lavorare con lui. Io ho sempre fatto presente all'ispettore di non metterci insieme, e dopo un po' anche lui si è reso conto che Carmelo aveva atteggiamenti non belli. Era aggressivo, allungava le mani. Io personalmente ho visto che si portava un martello e una volta lo ha usato per picchiare i tossici".

Un'arma che usava "quando i tossici non gli dicevano dove erano i soldi e dove era la sostanza". A farne le spese anche un invalido, frequentatore del boschetto. "Con lui era diventato un accanimento. Diverse volte Cinturrino lo ha indagato, ma spesso si sfogava con lui. Gli alzava le mani è capitato anche che ha usato il martello con lui. Gli chiedeva soldi e droga. In più occasioni l'ho visto con un martello, lo teneva sotto la manica in modo che non si vedesse".

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