«Mi ritrovo innamorato perdutamente di un’altra donna e non so da dove iniziare. Ero disposto anche a sacrificare la vita di mia moglie per restare da solo e libero»: in una lettera inviata a una nipote nel luglio 2024, l’imprenditore vitivinicolo di San Severo (con un passato da candidato al Comune per il centrosinistra e un processo in corso per un attentato a un finanziere di Bacoli nel 2023) Ciro Caliendo spiegava di essere pronto a tutto pur di liberarsi della moglie, Lucia Salcone di 47 anni. Amava una delle più care amiche di lei, voleva rifarsi una vita ma temeva i problemi economici connessi al divorzio. Così decide di ucciderla — ha ricostruito la Procura di Foggia — mettendo in atto un piano che poi è crollato come un castello di carta, facendolo finire in carcere con l’accusa di omicidio aggravato e premeditato.

La sera del 27 settembre 2024 ha finto che la Fiat 500, su cui viaggiava insieme alla moglie, fosse coinvolta in un incidente, finisse fuori strada e si incendiasse. «Ho perso conoscenza, poi sentivo lei che diceva “Ciro aiutami” e vedevo che la macchina dal cruscotto incominciava a prendere fuoco e anche i vestiti di mia moglie prendevano fuoco», ha messo a verbale quella notte Caliendo, spiegando di essere riuscito a tirare Lucia fuori dall’auto e di avere spento le fiamme che la avvolgevano prima di mettersi in cammino per chiedere aiuto. All’arrivo dei soccoritori la donna era morta. Ma subito sono emerse incongruenze.