«Qualsiasi Paese voglia “giocare” con la ridicola sentenza della Corte Suprema, soprattutto quelli che hanno “fregato”! gli Stati Uniti per anni, e persino decenni, si troverà ad affrontare dazi molto più alti, e peggiori, di quelli che ha appena concordato. ATTENZIONE ACQUIRENTI!!! Grazie per l'attenzione». Lo scrive su Truth il presidente Usa Donald Trump.

Il presidente Usa ha poi aggiunto che «come Presidente, non devo tornare al Congresso per ottenere l'approvazione dei dazi. L'hanno già ottenuta, in molte forme, molto tempo fa! Sono stati anche appena riaffermati dalla ridicola e mal formulata sentenza della Corte Suprema!».

Il piano americano

L'ipotesi alternativa allo schema fondato sull'International Emergency economic powers act (Ieepa), bocciato dalla Corte Suprema, sarebbe quello di ancorare i dazi ad altre leggi americane, come il Trade Expansion Act del 1962 o il Trade Act del 1974, che consentono al presidente di agire sulle leve tariffarie nel commercio estero. Donald Trump ha già utilizzato la la prima delle due, tramite la sezione 232, per colpire le importazioni di automobili, acciaio e rame. Tra le altre opzioni sul tavolo figura poi la sezione 122 del Trade Act, che autorizza l'introduzione di dazi globali fino al 15%, ma per un periodo massimo di 150 giorni, in presenza di ampi squilibri della bilancia dei pagamenti. Ci sarebbe poi la Section 301, sempre del Trade Act che permette di imporre tariffe al termine di un'indagine su pratiche commerciali ritenute sleali o in violazione di accordi internazionali: Trump vi fece ricorso contro la Cina durante il suo primo mandato e, lo scorso anno, nei confronti del Brasile. Infine, la Section 338 del Trade Act del 1930 consente l'imposizione di dazi qualora altri Paesi discriminino in modo ingiustificato gli Stati Uniti.