Abbiamo pescato dalla memoria del festival le immagini indelebili di certi artisti e della loro apparizione sul palco sanremese. Non solo una questione di eleganza, ma spesso anche di contenuto
di Anna Lupini
La moda e la canzone fanno coppia fissa sul palco di Sanremo. In attesa di vedere, e valutare pagelle alla mano, le scelte degli artisti sul palcoscenico dell'edizione 2026, abbiamo rivolto lo sguardo al passato. L’obiettivo era individuare, tra le migliaia di abiti e combinazioni indossate dagli artisti festivalieri, quelle che hanno fatto la differenza, che si sono ricavate uno spazio indelebile nella memoria collettiva. Non sono gli abiti più belli, nel senso classico della perfezione estetica, ma di certo sono i più efficaci e funzionali alla performance artistica che hanno accompagnato.
Iniziamo dal lontano 1961 quando Mina decise di accompagnare la sua esibizione con un look decisamente didascalico. Le Mille Bolle Blu, oltre che nel testo della canzone, erano disseminate in forma di pois blu di diversa dimensione sull'abito bianco vaporoso e stretto in vita. Un look spiritoso e fuori dagli schemi, come l'esibizione della più grande delle nostre interpreti. Indimenticabile.
Nel 1976 un artista rivoluzionario si presentò sul palco sanremese: Rino Gaetano. Il look era da par suo: un frac con le code, indossato sopra a una t-shirt a righine e con un paio di sneakers ai piedi, una cosa che oggi potrebbe anche sembrare normale, ma che all’epoca era un assoluto azzardo e un cappello a cilindro che la leggenda vuole gli fosse stato imprestato da Renato Zero. Un misto di poesia e sberleffo, e una canzone che naturalmente - come spesso accade agli outsider - non vinse, ma che ancora cantiamo Gianna.













