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Meno titoli rispetto alle Olimpiadi estive. Alcuni quarti posti quasi... "indolori"
C'è un medagliere non ufficiale del quale nessun atleta vorrebbe far parte. Specie poi se si tratta di quello di una Olimpiade. Sono le famose medaglie di legno, ovvero i quarti posti che significano stare fuori dal podio. Niente cordicina al collo con il metallo prezioso, niente mascotte, solo pacche sulle spalle, abbracci consolatori da parte di allenatori, famigliari o amici e persino un invito al Quirinale (l'8 aprile prossimo) insieme ai colleghi di Nazionale più fortunati. A Parigi 2024 furono 19, stavolta appena nove considerando però il minor numero di discipline (16, la metà dei Giochi estivi) e il numero di titoli (116, erano 329 nell'edizione francese).
La differenza è che cinque di queste medaglie di legno sono state però accompagnate da medaglie vere. Le nostre regine dei pattini veloci Arianna Fontana e Francesca Lollobrigida se ne sono portate a casa rispettivamente tre (un oro e due argenti) e due d'oro, tanto che passano quasi inosservati i quarti posti nei 1000 metri per la leggenda dello short track e nella mass start per la «Lollo» della velocità sul ghiaccio. Persino Verena Hofer che nel singolo dello slittino aveva mancato l'appuntamento con il podio per 63 millesimi, si è consolata con il bronzo conquistato nella gara a squadre. Stesso destino per il pattinatore della pista Davide Ghiotto, oro a squadre dopo la beffa (35 centesimi) nella prova individuale, e per quelli di figura Charlene Guignard e Marco Fabbri, splendidi quarti nel programma corto e libero dell'artistico ma bronzo con i colleghi della danza sul ghiaccio. E se il quarto posto della coppia della combinata nordica Samuel Costa e Aaron Kostner pesa come un oro (il podio era utopia pura ma loro sono stati i migliori nella prova in pista), quelli dello slalom gigante di Lara Dalla Mea (5 centesimi di troppo nello sci) e di Elisa Caffont (11 nel parallelo dello snowboard) sono figli di una medaglia azzurra: l'oro di Brignone nel primo caso, il bronzo di Lucia Dalmasso nel secondo. Infine la medaglia mancata che brucia di più: Serena Pergher nei 500 dello short track è finita a tre centesimi dalla giapponese Takagi.






