Imuri servono a dividere. Lei li ha usati per unire. Mimi è una gatta come tante, eppure in quel pomeriggio qualunque ha fatto qualcosa che agli umani riesce sempre più difficile: ha trasformato un confine in un ponte. Ha preso il primo gattino tra i denti con quella delicatezza antica che appartiene solo alle madri. Ha misurato il salto. Ha scavalcato il muro del quartiere. Ha attraversato il cortile. E lo ha deposto ai piedi della famiglia che, mesi prima, le accarezzava la pancia mentre dentro di lei cresceva il futuro. Poi è tornata indietro. Secondo viaggio. Terzo viaggio. Nessuna esitazione. Nessun ripensamento. Solo una decisione limpida.

La casa del cuore

Mimi una casa ce l’aveva. Dei proprietari anche. Ma durante la gravidanza aveva scelto un altro rifugio emotivo: l’abitazione dei genitori della giornalista Bruna Ortiz Lovato, a Cachoeira do Sul. Lì cercava compagnia. Si stendeva vicino a Bruna e al piccolo Benjamim, offriva la pancia alle carezze, ascoltava voci calme. Non chiedeva cibo. Chiedeva presenza. Il 4 novembre ha partorito proprio in quella casa. Una scelta che non è geografica, ma affettiva: si nasce dove ci si sente al sicuro. Dopo qualche giorno, i piccoli erano tornati con lei nella casa ufficiale. La vita sembrava rientrata nei ranghi. Ma i ranghi, per fortuna, non sono il cuore.