Il pusher ucciso a Rogoredo e l’indagine nei confronti del poliziotto che gli ha sparato. Il fatto di cronaca perfetto per il governo Meloni per cavalcare la necessità di introdurre lo scudo penale per gli agenti nel decreto Sicurezza. Abderrahim Mansouri, 28 anni, viene ucciso dall’assistente capo Carmelo Cinturrino il 26 gennaio scorso nel boschetto della droga alla periferia di Milano. Sull’episodio si gettano subito a capofitto il vicepremier Matteo Salvini e il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. A seguire, tutta la maggioranza, compresa la premier Giorgia Meloni. Già il giorno dopo, il capo del Viminale ragiona: “È abbastanza presumibile” che con lo scudo penale inserito nel nuovo ddl il poliziotto “avrebbe potuto fruire del beneficio dell’inversione dell’onere della prova. Perché è evidente in questo caso che c’era una causa di giustificazione molto evidente”. Mentre il leader della Lega insiste: “Nel nuovo pacchetto sicurezza abbiamo previsto una norma che eviti che gli agenti vengano automaticamente indagati dopo essersi difesi. Io sto col poliziotto”. Salvini in mattinata si reca in prefettura a Milano, ribadendo la sua “totale stima e solidarietà” alle forze dell’ordine.
Rogoredo e il pusher ucciso: indagini contraddicono Meloni e Salvini sullo scudo penale
Il caso del pusher di Rogoredo rischia di trasformarsi in un boomerang per il governo dopo le nuove rivelazioni dalle indagini











