Alla fine Donald Trump non verrà. Dopo ore di valutazioni e contatti, l’ex presidente americano ha scelto di rinunciare alla trasferta italiana che lo avrebbe portato prima a Milano per la finale dell’hockey maschile contro il Canada e poi a Verona per la cerimonia di chiusura dei Giochi.
Fino a ieri lo scenario era considerato concreto al punto da aver messo in moto la macchina della sicurezza con tanto di vertici in Questura a Milano e incontri operativi per predisporre un eventuale piano di sicurezza. L’ipotesi prevedeva un arrivo in mattinata, il trasferimento blindato verso l’impianto di Santa Giulia per la gara di hockey e, nel pomeriggio, lo spostamento verso l’Arena di Verona — anche con l’opzione di un trasferimento aereo — per presenziare alla chiusura ufficiale. In agenda poteva trovare spazio anche un bilaterale con la premier Giorgia Meloni, che ha confermato la sua partecipazione alla cerimonia. Una visita brevissima ma ad altissima complessità organizzativa, con corridoi di sicurezza dedicati e un rafforzamento dei controlli tra aeroporti, impianti sportivi e centro città. Un dispositivo imponente che, alla fine, non sarà necessario. A incidere negativamente sulla decisione, secondo fonti vicine al dossier, sarebbero stati soprattutto i fronti aperti negli Stati Uniti: dalle tensioni sui dazi alle polemiche politiche interne che stanno assorbendo l’attenzione della sua agenda. Anche la tempistica serrata — finale nel primo pomeriggio, possibili incontri istituzionali, cerimonia serale davanti a un pubblico internazionale — avrebbe reso la missione particolarmente compressa.












