Carmelo Cinturrino, l'assistente capo di polizia indagato per l'omicidio volontario di Abderrahim Mansouri nel boschetto di Rogoredo a Milano, il 26 gennaio, avrebbe mentito ad altri agenti dicendogli che aveva chiamato i soccorsi quando il 28enne era a terra agonizzante dopo il colpo alla testa, ma in realtà non l'avrebbe fatto. E la chiamata sarebbe partita più di venti minuti dopo.

Le ombre sull’agente che ha sparato allo spacciatore: “In passato chiese soldi a un pusher”

Lo si apprende in relazione a versioni rese ieri negli interrogatori di quattro poliziotti indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso. In sostanza, i colleghi avrebbero detto di non entrarci nulla con l'omicidio e che avrebbe gestito tutto lui in quelle fasi dopo il colpo sparato. Sarebbe stato definito una sorta di fanatico nel gestire in modo opaco alcune operazioni.

Negli interrogatori di giovedì 19 febbraio in questura, ognuno dei quattro poliziotti, tre in servizio alla squadra investigativa e una alle volanti del commissariato, ha cercato di chiarire i propri spostamenti dopo che Cinturrino ha aperto il fuoco.

Dall’agente che sarebbe stato cinque metri dietro all’assistente capo quando a una distanza di oltre venti metri hanno incrociato Mansouri. Agli altri intervenuti subito dopo.