(di Daniela Uva) Potrebbero riavere un nome dopo oltre 80 anni i resti dei sessata militari italiani, o almeno di alcuni di loro, che il 10 agosto del 1942 nel pieno della seconda guerra mondiale, furono attaccati della Marina britannica e affondarono a bordo del sommergibile Scirè mentre erano in viaggio verso Haifa.
Grazie ad un'intesa con l'Ufficio per la tutela della cultura e della memoria della Difesa, le università Aldo Moro di Bari e di Trieste, analizzeranno i resti per tentare di ricostruirne l'identità.
I corpi di due delle vittime, il capitano commissario Egil Cherisi e il secondo capo Eugenio Dal Ben, furono ritrovati qualche giorno dopo l'affondamento e seppelliti con l'onore delle armi ad Haifa, per poi essere rimpatriati nel 1965.
Altri 42 corpi furono recuperati con il contributo di nave Anteo della Marina militare e rientrarono in Italia, nel porto di Bari, il 15 ottobre 1984. Dichiarati 'ignoti', furono tumulati nel Sacrario militare dei caduti d'Oltremare del capoluogo pugliese.
Gli ultimi 16 riposano ancora a circa 35 metri di profondità in quello che è considerato uno dei simboli della seconda guerra mondiale e riconosciuto qualche mese fa per legge Sacrario militare subacqueo.






