Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 9:43

Uno era già finito in cella per aggressione e rapina nel quartiere San Paolo, l’altro si nascondeva a Perugia, città che conosceva bene e dove poteva contare sull’appoggio di amici e parenti. Per gli investigatori della Squadra mobile capitolina erano entrambi parte del branco che la sera del 10 gennaio ha massacrato davanti alla stazione Termini un funzionario 57enne del ministero del Made in Italy. Una spedizione punitiva brutale e, secondo quanto emerso, basata su uno scambio di persona.

Sabato scorso gli agenti hanno arrestato Ossama Mahmoudi, 19 anni, e Rayes Skander, 20 anni, entrambi cittadini tunisini. Dovranno rispondere di tentato omicidio insieme agli altri componenti del gruppo che si è accanito contro il funzionario. Il branco, composto da giovanissimi cittadini magrebini, era convinto di aver individuato l’uomo che aveva avuto uno scontro con una loro amica sotto i portici di piazza dei Cinquecento. In realtà, secondo gli inquirenti, la vittima non aveva alcun legame con l’episodio.

Mahmoudi era stato fermato appena 14 ore dopo il pestaggio nel quartiere San Paolo, insieme a Basem Bezzana, 20 anni, anche lui tunisino e sospettato di aver partecipato all’aggressione. Le volanti li avevano bloccati dopo una serie di episodi avvenuti nella stessa zona: molestie a una ragazza, rapinata del cellulare, e l’aggressione a un cameriere in un sushi bar. I due, già gravati da precedenti per furti, rapine, lesioni e resistenza, indossavano ancora gli stessi abiti ripresi dalle telecamere di videosorveglianza di Termini la notte del pestaggio. Le analisi sui telefoni cellulari e su ulteriori immagini hanno poi consentito agli investigatori di attribuire con certezza responsabilità dirette al 19enne.