Tuttavia, ampie interruzioni di Internet e blackout delle telecomunicazioni, imposti dalle autorità durante la fase più acuta delle proteste, hanno reso estremamente difficile ottenere informazioni affidabili sul territorio. Il capo della magistratura iraniana ha difeso la rapidità dei procedimenti giudiziari, affermando che i processi “devono essere rapidi se si vuole agire subito”, sottolineando la necessità di punire duramente chi, secondo Teheran, ha commesso “atti violenti contro lo Stato”. La repressione ha attirato condanne da parte di organizzazioni internazionali per i diritti umani e di vari governi occidentali, che chiedono il rispetto delle garanzie processuali e l'immediata sospensione delle pene capitali per motivi politici.