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Takaichi, da premier coraggiosa, ha annunciato stimoli per far ripartire l'economia. Soprattutto un impegno per ridurre la pressione fiscale e un'importante azione per rilanciare in grande stile gli investimenti

Confesso la mia debolezza: tutto le volte che sento riecheggiare il nome di Margaret Thatcher la mia curiosità cresce all'istante. E non potrebbe essere diversamente visto come la statista è riuscita a risollevare una Gran Bretagna allora afflitta dal morbo dello statalismo. In questi giorni si è detto di lei a proposito del trionfo nelle elezioni in Giappone di Sanae Takaichi, leader del Partito Liberal Democratico. Una donna forte, competente in materia economica che ha detto di ispirarsi a Margaret Thatcher e così è stata soprannominata la «lady di ferro» giapponese. Laddove, evidentemente, l'espressione «lady di ferro» per molti commentatori significa molte cose fuorché essere un complimento. Dunque, la sua elezione è vista in parti rilevanti dell'Occidente come un elemento di preoccupazione. E, visto e considerato che il Giappone è la quinta economia al mondo per Pil nominale, il fatto che a guidarne le sorti per suffragio universale è una donna che si richiama a principi liberisti e di grande rigore, addirittura alle politiche economiche attuate dalla Thatcher, è un qualcosa che sta facendo venire il mal di pancia ai liberal che liberali non lo sono affatto.