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I pm: la piccola sarebbe morta nella notte, l'allarme soltanto al mattino. "La madre ha guidato col cadavere da casa del compagno fino alla sua"
La morte per percosse, il viaggio in auto con la bimba senza vita e la richiesta di soccorso inscenata. È un racconto dell'orrore quello che delinea la Procura di Imperia nel ricostruire le ore precedenti alla morte di Beatrice nella notte tra l'8 e il 9 febbraio scorsi.
Sono le 8,21 del mattino di lunedì scorso quando Manuela Aiello, la madre della piccola di due anni ora in carcere con l'accusa di omicidio preterintenzionale, chiama il 118 dalla sua casa di Bordighera: «Mia figlia non respira più». Secondo il gip, però, la piccola era morta da diverse ore e quella richiesta di aiuto era una messa in scena da parte della madre. Beatrice, trovata dai soccorritori con diversi lividi sul corpo e ormai in arresto cardiaco, sarebbe morta per le percosse subite a casa del compagno della madre. A spiegarlo è la relazione del medico legale, Andrea Leoncini, che ha riscontrato molteplici lesioni sul corpo e in testa. Si tratterebbe di «traumi volontari», «alcuni fatti con oggetti contundenti». La tesi della procura è che la bimba sia morta tra la mezzanotte e le 2 del mattino del 9 febbraio, ma solo dopo 6-8 ore la 43enne avrebbe compiuto il viaggio in auto dalla casa del compagno a Perinaldo fino a strada Morghe. Venti chilometri percorsi col piccolo cadavere, poi riposto nel lettino fino all'arrivo dei soccorsi. I carabinieri hanno messo sotto sequestro la villetta di località Montenero in cui sino a lunedì Aiello ha vissuto con Beatrice e le altre due figlie di 9 e 10 anni nonché quella del compagno della donna, proprio lì dove Beatrice sarebbe morta. Le telecamere di videosorveglianza hanno già permesso di ricostruire gli spostamenti di Manuela Aiello e di svelare «la serie di menzogne», come scrive il giudice Massimiliano Botti.






