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Milano, 15 feb. (askanews) – Michele Bravi torna per la terza volta in gara al Festival di Sanremo 2026. “Sanremo per me intanto è ricordo doppio, ricordo di infanzia perché saremo era il momento in cui con i nonni sul divanetto stavamo lì a guardare il Pippo Baudo, è ricordo perché il mio vero battesimo professionale è stato proprio su quel palco con Carlo Conti, con il Diario degli errori. Ed ero un bimbo, mi ricordo proprio quando sono entrato la prima volta ho pensato alla sindrome dell’impostore: mi dicevo qua sopra ha cantato Mia Martini e adesso c’è sto ragazzino che non sa fare niente. Mi sentivo completamente fuori luogo, non che adesso sia cambiata troppo l’attitudine però ecco quel ricordo lì, quella goffaggine lì rispetto alle cose. Nasco dalla cultura umbra che è un po’ scaramantica, quindi io tendo a non creare aspettative. Sono molto concentrato, ci tengo molto professionalmente a dire, facciamo vedere che c’è stata una crescita, perché adesso non sei più un ragazzino che è salito lì per la prima volta e quindi su quello ho proprio l’impegno mio di dire, porta a casa un bello spettacolo, quello sì. Però aspettative sui risultati per scaramanzia non dico niente. E’ chiaro che non me la voglio augurar male, senso cioè comunque le aspettative sono belle”.






