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15 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 9:08
“Quest’anno mia figlia avrebbe fatto trent’anni. Io non ce l’ho più e devo vedere il suo assassino promosso“. La voce di Antonio Morelli trema un po’ ma gli occhi sono asciutti; 24 anni hanno levigato il dolore ma non hanno cancellato la rabbia per la più grande strage di bambini avvenuta in Italia negli ultimi decenni: il crollo dell’edificio scolastico di San Giuliano di Puglia, dove il 31 ottobre 2002 morirono 27 alunni e una maestra. “Ma non è stato solo il terremoto, gli assassini dei nostri figli stavano in municipio. Compreso il tecnico comunale che non ha fatto un giorno di carcere e è ritornato allo stesso posto di lavoro dove ha commesso i suoi errori per cui i nostri figli sono morti, e ora è stato anche premiato” dice Giulia Gentile, un’altra madre resa orfana dalla tragedia di 24 anni fa. E che insieme agli altri genitori chiede ufficialmente chiarimenti sull’atto con cui il Comune di San Giuliano ha promosso uno dei responsabili della strage colposa, il geometra comunale Mario Marinaro.
Riavvolgiamo il nastro: la scuola elementare dell’Istituto comprensivo Francesco Jovine fu l’unico edificio a crollare nel piccolo paese in provincia di Campobasso nel sisma del 2002, che raggiunse il nono grado della scala Mercalli. Era stata inaugurata due mesi prima, dopo lavori mal progettati e mal fatti. Ci vollero otto anni ma la sentenza definitiva del 17 maggio 2010, infatti, stabilì che la scuola venne sopraelevata appoggiando un nuovo solaio in cemento armato su quello preesistente, senza effettuare alcun calcolo della portata. Il progetto strutturale esecutivo non fu mai redatto e anche il collaudo non fu mai eseguito, “sostituito da un fraudolento “certificato di agibilità e staticità” – si legge nella sentenza – che consentì sinistramente l’ingresso a scuola di alunni, insegnanti, personale amministrativo e pubblico, fino al giorno del crollo della scuola, meno di due mesi dopo la sua inaugurazione e la sua consegna all’utenza”. Il tutto senza tenere conto che San Giuliano era un territorio a rischio sismico: così quando arrivò la scossa, la struttura collassò. Disastro colposo sentenziarono i tribunali, che condannarono a pene tra i cinque e i sette anni tutti gli imputati: il sindaco dell’epoca, Antonio Borrelli; i costruttori Giuseppe Uliano, Giovanni Martino e Carmine Abiuso; il progettista e direttore dei lavori Giuseppe La Serra; e infine il geometra comunale e responsabile del procedimento per l’appalto dei lavori, Mario Marinaro, che venne condannato a cinque anni.







