Il Cremlino avrebbe avanzato una proposta a Trump. Tutto scritto in un memorandum negoziale esaminato da Bloomberg. La cui indiscrezione in Italia è stata ripresa, a meno di miei errori, solo dal quotidiano MF. Ma senza approfondimenti. Il memo di “alto livello” sarebbe il risultato dei numerosi bilaterali Russia-America. Alcuni dei quali condotti nella residenza di Mar a Lago. Pochi i punti negoziali ma molto concreti. Sullo sfondo la fine del conflitto in Ucraina. E l’apertura di Zelensky a nuove elezioni, in parte ritrattata, ne sarebbe conferma. Al centro dell’offerta c’è il ritorno della Russia al sistema di regolamento in dollari. La mossa rappresenterebbe un’inversione politica clamorosa per il Cremlino. E infatti gli Stati Uniti hanno già proposto la graduale revoca delle sanzioni come parte di qualsiasi accordo di pace; passo necessario questo affinché Mosca possa tornare a commerciare in dollari. Questo sarebbe un durissimo colpo per Pechino.

Ed infatti alcuni diplomatici americani sentiti da Bloomberg restano scettici. Tornare al regolamento in dollari significherebbe sottomettersi nuovamente al dominio finanziario di Washington e annullare gli sforzi per rendere l’economia russa meno vulnerabile alla pressione statunitense. Consegnerebbe all’amministrazione Trump una vittoria non da poco visto che il suo obiettivo dichiarato è indebolire il rapporto tra Mosca e Pechino. Altri dettagli del piano sembrano grasso che cola per Trump. L’idea che le aziende statunitensi debbano essere compensate per perdite subite in Russia riecheggia assieme al rifiuto esplicito della transizione verde. Trump odia le turbine eoliche soprattutto se made in China. Molti analisti ritengono però la cosa improbabile visto che la Cina fornisce minerali essenziali alla macchina bellica russa. Il memorandum, tuttavia, sostiene che il ritorno al dollaro per Mosca sarebbe un obiettivo essenziale. Ridurrebbe la volatilità nella bilancia dei pagamenti stabilizzando il suo commercio internazionale.