PIEVE DI SOLIGO (TREVISO) - Da una parte c’è donna di 44 anni, residente nel Quartiere del Piave, che si ritrova sotto processo per rispondere dei reati di violenza sessuale e di sequestro di persona. Dall’altra c’è un’altra donna, una 41enne, che l’ha denunciata un mese dopo i fatti dicendo di aver subito degli abusi e, quando aveva cercato di scappare da quella casa dov’era stata ospitata, si è ritrovata la porta chiusa a chiave.

Ieri mattina le due donne si sono ritrovate faccia a faccia in tribunale, per la prima volta dopo quasi due anni e mezzo. La vittima, che non si è costituita parte civile, ha risposto alle domande del pubblico ministero e del difensore dell’imputata, l’avvocata Anna Rosso, confermando tutte le accuse che aveva messo nero su bianco nella denuncia. L’accusata, sentita dopo di lei, ha invece respinto ogni addebito sostenendo che quella ricostruzione dei fatti è soltanto un’invenzione, fatta probabilmente per vendetta.

Il colpo di scena è arrivato con l’audizione di un amico dell’imputata il quale ha dichiarato, sotto giuramento e con tanto di fotografie, che la porta di casa dell’imputata ha la serratura senza chiave: sarebbe bastato girare la manopola per poter uscire. Circostanza che, secondo la difesa, mina la credibilità della vittima. La sentenza è prevista per il prossimo 25 settembre.