Che vuoi che siano un livido sul viso e un graffio sul mento, se è il giorno più importante del quadriennio e il tuo popolo ti aspetta al traguardo per festeggiarti. Più forte di un trauma facciale, più feroce del mal di testa che la tormenta, Michela Moioli surfa nel bronzo nel cross dello snowboard, e scoppia in lacrime quando calpesta per la terza edizione consecutiva il podio olimpico. Otto anni dopo l’oro di Pyeongchang, quattro dopo l’argento a squadre di Pechino con Omar Visintin, la bergamasca scrive un’altra riga di sostanza nella sua Livigno, confermando la tigna della terra che le ha dato i natali. Mai mollare è l’orobico motto che si addice perfettamente alla trentenne di Alzano, una donna mai doma quando si tratta di affrontare dossi, paraboliche, gobbe e salti.

Terza, alle spalle dell’australiana Josie Baff e della ceca Eva Adamczykova, brave a prendere il largo nella finale senza concederle spiragli per rientrare nella lotta per l’oro. Ma Michela non è tipo da uscire di scena. Se non può andare a prendere le prime due, si gioca tutto per il podio con la giovane svizzera Noemie Wiedmer. E lì, esperienza e velocità fanno la differenza. La campionessa azzurra legge le traiettorie, trova scorrevolezza, chiude ogni varco. È bronzo, ma ha il sapore pieno della vittoria personale. In realtà il capolavoro è cominciato prima. In semifinale non parte al meglio, perde una ventina di metri, il treno sembra scappato via. Ma Moioli è maestra nella gestione del traffico e del contatto. Sfrutta la bagarre tra Wiedmer, Zerkhold e Casta, infila una rimonta furiosa e va a vincere la batteria, guadagnandosi la finale. Una lezione di tecnica e sangue freddo.