Roma, 13 feb. (askanews) – Non è sempre calma piatta nel Movimento 5 stelle. Ogni tanto i mareografi registrano qualche onda più alta delle altre. Accade in queste settimane, anche se l’era di Giuseppe Conte, consolidata dal “percorso costituente” conclusosi nel 2024 e dalla sua rielezione plebiscitaria dell’ottobre scorso (riconfermato presidente con l’89,3% di sì, nessun candidato alternativo aveva i requisiti statutari) non assomiglia per niente alla burrascosa stagione delle origini. Sono lontani i tempi delle espulsioni a mezzo blog di Beppe Grillo ma anche quelli delle scissioni generate dalle vicende del governo Draghi. L’ultima mareggiata interna, secondo alcune voci abbastanza forte, è stata avvertita nel procedimento per la scelta del futuro capogruppo parlamentare del Senato.
Con il secondo mandato del leader va rinnovato a norma di statuto il vertice, e secondo le voci interne l’ex presidente del Consiglio si appresterebbe a varare le nomine dei cinque vicepresidenti, che andranno poi ratificate dal voto on line degli iscritti. “Ma se mi avessero chiesto due mesi fa se le nomine stavano per arrivare avrei risposto sì, e lo stesso avrei detto un mese fa”, ironizza un veterano che conosce molto bene i meccanismi del Movimento. Nulla è mai del tutto prevedibile nelle vicende del M5S ma al momento nei corridoi delle due Camere più di un parlamentare stellato, rigorosamente anonimo, dà per “blindata” la riconferma della vicaria Paola Taverna, che ha gestito alcuni degli accordi più delicati per le alleanze locali e regionali ma ha anche la supervisione sui gruppi territoriali; sicura quella di Michele Gubitosa, sherpa discreto dei rapporti con le altre forze politiche ma anche di Mario Turco, coordinatore del comitato Economia dei 5 stelle, già sottosegretario a palazzo Chigi nel Conte 2.







